Trent’anni de Il Fotoamatore/Fotoit di Giorgio Tani

Durante il 23° Congresso a Firenze nel 1971, il Presidente Ghigo, rispondendo positivamente ad alcune mozioni dell’Assemblea, chiese la disponibilità di qualcuno dei presenti a partecipare alla compilazione dei contenuti di un Notiziario FIAF che avesse una sua prestabilita periodicità La richiesta non cadde nel vuoto, ed alcuni che già compilavano i notiziari del proprio Circolo, si misero a disposizione. Tra questi anche il sottoscritto.
Per qualche anno l’idea era per aria, ma non prese una forma precisa. Infine, non ricordo bene se era il 1973, a Como, in occasione della inaugurazione del concorso internazionale “Il colore in trasparenza”, il Presidente, alcuni membri del Direttivo ed alcuni “culturali” presenti per l’occasione, decisero il nome della futura pubblicazione: Il Fotoamatore
Ricordo che le motivazioni della scelta erano buone e semplici e prevaleva su tutti il desiderio di nobilitare e confermare un nome che troppo spesso nei bastian contrari delle riviste in edicola era diventato un epiteto poco qualificativo.
Riconoscersi dunque il quel titolo ed in quel nome era come riprenderci la nostra dignità culturale di amanti della fotografia nel senso di autori e di visitatori e lettori di una espressione linguistica attuale ed imponente nella sua forza comunicativa.
Questa era la posizione di Ghigo e di tutti noi.
Nacque così un semestrale di alcune pagine grande formato la cui direzione fu affidata a Guido Lombardo.
Conteneva notizie e articoli di critica fotografica, ma la forma era quella di un “notiziario”.
Occorreva qualcosa di più, però le finanze della FIAF di allora erano esigue: buona volontà tanta, entrate poche.
Nel 1977 fu deciso di trasformare la nostra pubblicazione in una rivistina trimestrale.
L’incarico di redazione fu affidato a me, la responsabilità restava a Guido Lombardo, la spedizione affidata al G.
Fotografico Sinalunghese.
Il primo numero rinnovato, anno quarto, uscì nell’aprile 1978.
con articoli di Wanda Tucci Caselli, (L’occhio su Milano), Giorgio Rigon, (Estetica fotografica), Luciano Ongaro (Piccola storia della Mostra Premio Città di Verona).
La rubrica lettere (risposta di Augusta Lovera ad uno scritto apparso su “Nuova Fotografia) – Un messaggio del Presidente Ghigo ai presidenti di Circolo, un autore: Mario Bocci, un’intervista a Carlo Muzzani.
, le notizie dai Circoli.
In nuce gli stessi contenuti di ora.
Ma quanta fatica per averli, comporli, impaginarli, cercare e farsi inviare le fotografie, essere puntuali con gli invii, accontentare quello e scontentare quell’altro.
Alla mia vita, fino allora tutta “lavoro e famiglia” con qualche evasione in camera oscura, si aggiungeva la voce “tipografia”.
Tornavo a casa e puzzavo d’inchiostro perché volevo che i neri fossero neri e non grigi sbiaditi.
La premiata Tipografia Mecocci mi capì fino all’amicizia con titolare e dipendenti.
Passò poco più di un anno e Guido Lombardo venne a trovarmi per dirmi: ”Se “Il Fotoamatore” lo fai tu perché devo essere io il Direttore Responsabile? Fai tutto tu.”.
E così presi anche quell’incarico.
La prima notte insonne fu quando risposi molto “appropriatamente” ad un articolo contro la FIAF pubblicato su una rivista ad altissima tiratura (dicevano 400 mila copie).
Al buio pensavo che mi avrebbero portato in tribunale, che dovevo cercarmi un avvocato perché 1000 copie contro 400 mila, mi avrebbero condannato all’ergastolo.
Poi, forse non avevano letto o non avevano dato peso alla “botta e risposta”, non ci fu seguito e piano piano mi tranquillizzai.
La seconda notte insonne fu quando lasciai passare “sulla fiducia”, senza averla letta una lettera di un caro amico che, preso da raptus, offendeva spudoratamente un altro caro amico.
La lessi in tipografia e mi cascarono le braccia: già era stampata.
Quella notte pensai che sarei andato diritto dentro per diffamazione a mezzo stampa.
Dato il contenuto non poteva essere che così.
Mi alzai prima del tipografo e gli imposi di ristampare quel sedicesimo sostituendo lo spazio della lettera con una qualsiasi altra cosa.
Fece fare un’altra lastra e ci schiaffò sopra una manciata d’inchiostro nero.
Ripassò il tutto alla rotativa e io tirai un sospiro di sollievo.
Con il 1984 la rivista (ora lo era davvero) divenne un bimestrale di 44 pagine.
Era un’esigenza sentita da tutti.
Perché la FIAF cresceva nei numeri e nelle ambizioni.
I Congressi diventavano affollati e spesse volte solo il carisma del Presidente Ghigo riusciva a mantenere nei limiti del civile confronto le velleità dell’uno e dell’altro.
Ma la FIAF si è sempre riconosciuta in se stessa in un modo davvero unico e le aspettative dell’uno sono sempre state dell’uno e dell’altro.
Ciò che si definisce Cultura era ed è un obiettivo primario.
La rivista aveva questo compito, diffondere e divulgare la fotografia ad ogni livello di apprendimento e di espressione.
La collaborazione con un critico del calibro di Rinaldo Prieri in quegli anni 80, fu un punto fisso.
Rinaldo non era facile da leggere, era però una pietra miliare dell’amare la fotografia oltre l’egoismo del vedere solo le proprie personali fotografie. Vedeva , eccome, quelle degli altri.
Ed infatti, se prendiamo le altre riviste (non tutte) ci si accorge come tra un test ed un altro, tra un’inserzione ed un’altra, la fotografia sia considerata un fatto tecnico e poco più.
Noi, nella nostra nicchia e nei nostri limiti, non solo con Prieri ma con tanti altri nomi tra di noi importanti abbiamo cercato di superare questi criteri di valutazione nei confronti dei nostri associati.
Abbiamo dato loro qualcosa di più dell’informazione su un prodotto di mercato.
Non cito questi nomi perché allora come ora si possono leggere sul sommario della pubblicazione, sono quasi gli stessi e sono tanti.
Una curiosità: risfogliando il n° 6/85 la rubrica lettere riporta “Sono un nuovo socio della FIAF, Le scrivo G” la firma è Giuseppe Fichera.
Ora è membro del Consiglio Direttivo.
La relazione del Direttivo, Sorrento ’85, riportava “ Molte tessere garantiscono la possibilità di fare molte cose: Il Fotoamatore ancora più bello, l’Annuario più ricco di immagini, approntare altre pubblicazioni, ecc.
” Direi che questo vale ancora oggi che siamo nel 2005.
La rivista diviene un mensile con l’inizio del 1989.
Alla normale pubblicazione di 52 pagine si alterna Il Fotoamatore Notizie , per dare più tempestività alle informazioni dei circoli.
Nel ‘91 le copie si uniformano e la rivista diviene un mensile a tutti gli effetti.
Si arriva all’anno diciannovesimo, numero di settembre.
Il mio editoriale con il titolo “Un cambiamento, un augurio” riporta: “GIo, insieme a molti di voi, ho vissuto dal ’77 ad oggi questa rivistina che la FIAF ha sempre considerato importante, con partecipazione, a volte con un briciolo di abnegazione, a volte con sacrificio, sempre con la soddisfazione o la presunzione di veder realizzata in ogni numero un’istantanea viva e descrittiva della nostra Federazione.
Ora alla FIAF devo cercare di dare qualcosa di più.
Devo, come Presidente, cercare di farla essere ancora, come prima e più di prima, una grande organizzazione che raccoglie e guida la migliore fotografia amatoriale e chi questa fotografia ama e produce.
E’ in questa prospettiva che, rivolgendo un pensiero di stima e di amicizia a Michele Ghigo dal quale ricevetti l’incarico, che, come Direttore Responsabile, firmo l’ultimo dei miei “Il Fotoamatore”.
Lo faccio con l’intima soddisfazione di sapere che colui al quale ho affidato l’incarico di prendere il mio posto, lo farà con capacità ed entusiasmo, Roberto Rossi è il nuovo Direttore Responsabile de “Il Fotoamatore”.
La rivista avrà più pagine, sarà più fresca nell’impaginazione, più agile nella lettura.
Facciamone la nostra migliore arma di propaganda, il nostro mezzo migliore per rappresentarci.
” E nel numero successivo, completamente rinnovato nella grafica, Roberto risponde.
“Stendo queste righe con l’entusiasmo e l’emozione di chi si vede chiamato a ricoprire un ruolo nuovo e impegnativo, ma grazie alla collaborazione e l’appoggio di tutta la redazione mi accingo a presentarvi la nuova veste editoriale della nostra rivista .
” E’ l’ottobre del 1993, la rivista è divenuta una delle migliori in Italia per corposità e contenuto. Si guadagna la stima degli inserzionisti. La tiratura è forte: sei/settemila copie tutte destinate ad personam.
In essa continuano ad essere pubblicati importanti scritti di critica fotografica, presentazioni di autori, relazioni di congressi, inserzioni e notizie dei circoli, e fotografie, belle fotografie. L’immagine della Federazione è in questa rivista che, come la Federazione, è capace di rinnovarsi.
Con il gennaio 1997 la rilegatura della rivista, da album passa alla brossura. Lo spessore e il bordo consentono un inserimento in libreria tale da poter facilmente ritrovare il numero voluto.
E’ ancora un grosso passo avanti che il Direttore Responsabile ha effettuato. La rivista è ancora più bella e ancora più rivista.
La pubblicità arriva, ma non quanta ne vorremmo. C’è un problema: Il Fotoamatore è il nome anche di una ditta di importazione e vendita di materiale fotografico. Crea confusione nei nostri inserzionisti.
Bisognerebbe cambiare nome dato che la legge non ci garantisce diritti di precedenza sul “marchio”.
Al Congresso di Fasano si concludono i nove anni della mia presidenza.
Nove anni di “editoriali” per mantenere un contatto preciso con gli associati FIAF. Intanto con il numero 6/2002 il Direttore Roberto Rossi tira la sua centesima edizione, un bel traguardo anche questo fatto di continui aggiornamenti e miglioramenti grafici.
Il 7/2002 riporta il primo editoriale del Presidente Merlak.
Inizia con una citazione del Presidente Onorario FIAF Renato Fioravanti.
E’ un segno di rispetto del nostro passato in prospettiva del futuro ed anch’io ho sempre ritenuto che chi non ha memoria non ha futuro.
“ le fortune della FIAF troveranno sempre nuove forze di propulsione” dice Fioravanti e Fulvio fa sua questa convinzione.
E’ sotto la sua nuova presidenza che Il Fotoamatore diviene FOTOIT - E’ un adeguamento ai tempi, un mettere in evidenza il fatto che la fotografia analogica viene affiancata dall’immagine digitale.
La rivista si adegua , si propone come guida alle nuove esigenze e allo stesso tempo come spazio dove proseguono il loro itinerario visivo gli uomini, le donne e le immagini che hanno fatto la storia della FIAF.


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